Mettiamoci una pezza

Allestimento L'Aquila 2012

Un progetto di urban knitting nato a L’Aquila grazie a ANIMAMMERSA, un’associazione che dal giorno del terremoto che ha colpito la città nel 2009 non ha mai smesso di operare sul territorio e per il territorio. Per saperne di più, ho intervistato Patrizia Bernardi, una delle fondatrici.

Io: Partiamo dall’inizio. Chi è Animammersa?

PB: Animammersa  è una associazione culturale che nasce a L’Aquila il 6 aprile 2009 con il terremoto (ufficialmente si costituisce a novembre 2009). Quattro vecchi amici si ritrovano, quattro artisti di differenti estrazioni culturali ma tutti legati da un unico filo: la competenza, l’amicizia, la stima e la loro città.

La disgregazione sociale, il vuoto che la distruzione della città ha provocato, ci spingono a farci portatori di quelle radici tradizionali su cui si basa l’identità di un popolo; decidiamo così di dar voce a questo popolo e mettiamo su una serie di spettacoli e concerti che parlano delle vicende aquilane (Lettere dall’Aquila, La conta d’Aquila, Il terremoto delle donne, Aquilane, Memoriter).

Oggi, cultura, arte e sociale sono i temi su cui si incardina il lavoro dell’associazione che cerca nella sperimentazione artistica la via per proporre una visione originale e profonda della realtà che ci circonda.

METTIAMOCI UNA PEZZA | Allestimento di Finale Emilia – Mirandola 2013

Io: Tra i molti progetti di cui vi occupate c’è METTIAMOCI UNA PEZZA. Ce lo racconti?

PB: Mettiamoci una pezza nasce per caso nel gennaio 2012 sfogliando una rivista di arte. C’era un articolo sullo Yarn Bombing americano, su questi movimenti che rivestivano con la lana gli arredi urbani delle città.

E’ stato illuminante!!! Noi avevamo una città intera, chiusa, presidiata dall’esercito, distrutta, da tappezzare, e non come abbellimento ma come denuncia dello stato delle cose.

Così elaboriamo il progetto e lo lanciamo in rete a febbraio (lo trovate a questo link: https://mettiamociunapezza.wordpress.com/2012/02/08/hello-world/ )

Risultato, più di 5000 pezze arrivate da tutto il mondo pronte per l’allestimento del 6 aprile, più tutte quelle della zona. Fantastico, se calcoli che avevamo montato le macchine per fare la maglia perché avevamo paura che non arrivasse nulla, e già ci vedevamo a fare le nottate “smacchinando”. C’era il postino che non ne poteva più, mi faceva tre, quattro scarichi al giorno di decine di pacchi.

Un’esperienza meravigliosa.

Io: È un modo di fare politica attiva attraverso un intervento creativo o è qualcosa in più o di diverso?

PB: Ogni azione pubblica è politica. Mettiamoci una pezza è politica, denuncia, sociale, arte, attenzione, creatività ma soprattutto è una rete che parte dal basso e si propaga in tutto il mondo e che sfata il luogo comune che fare la maglia è per passare il tempo e da donne.

Le ragnatele | Allestimento 2014 | ph.credit R.Di Masci

Io: Qual è stata la risposta delle comunità locali in questi anni?

PB: Ottima anche se la risposta maggiore viene da fuori, non solo da tutta Italia ma anche da gran parte dell’Europa e oltre oceano.

Io: Chi partecipa al progetto: artisti, artigiani o chiunque può prendervi parte?

PB: Il progetto è aperto a tutti, uomini, donne, bambini, artisti, artigiani, scuole, industrie, comuni, associazioni, tanta gente ha partecipato prendendo per la prima volta l’uncinetto in mano. Io stessa di uncinetto non ne sapevo nulla!

METTIAMOCI UNA PEZZA | Il guinness | Trieste 2015

Io: Se ho ben capito, METTIAMOCI UNA PEZZA è un progetto che non necessariamente deve rimanere legato ai territori in cui è nato ma che può attivarsi in qualunque comunità che abbia subito catastrofi o calamità naturali. Quanto ha viaggiato dalla prima edizione?

PB: Tanto, Mettiamoci una pezza si attiva ogni volta che c’è uno stato non solo di calamità ma di disagio, di denuncia, di lotta, di degrado.

D’altra parte lo slogan di mettiamoci una pezza è “una zona rossa ovunque si trovi è questione nazionale” intendendo per “zona rossa” tutte quelle situazioni di abbandono, di incuria, di pericolo. Ogni tanto però ci concediamo anche solo il semplice abbellimento.

Io: Cosa bisogna fare per partecipare, come ‘knitter’ e come ‘sito’?

PB: Rispondere alla chiamata che facciamo, e far girare il progetto, questo naturalmente comporta il dover seguire periodicamente il blog ma soprattutto la pagina e tutti gli altri social, youtube, instagram, facebook https://www.facebook.com/mettiamociunapezza/

METTIAMOCI UNA PEZZA | Il mare | Sant’Anna del Furlo | Allestimento 2016

Io: Quanto riscontro ha la manifestazione sui media e sui social media? E a livello istituzionale?

PB: Sui media ha veramente fatto il giro del mondo, stessa cosa sui social, a livello istituzionale locale ben poco, se non il solito patrocinio. Le istituzioni delle altre città invece ci hanno sempre accolte con grande entusiasmo. Mettiamoci una pezza la finanziamo quasi sempre noi.

Io: Un traguardo raggiunto?

PB: Migliaia di persone che si attivano ogni volta che facciamo una chiamata alle armi, ed anche che dopo di noi sono nate tante associazioni che si sono dedicate all’urban knitting, qualcuna è riuscita anche ad avere grossi finanziamenti……., ecco noi in questo abbiamo tanto da imparare 😀

E poi non dimentichiamo che Mettiamoci una pezza è stato il primo grande allestimento di yarn bombing non solo in Italia ma in Europa, e soprattutto ha modificato il concetto di urban knitting, che non è più abbellimento e fare la calza,  è denuncia

 La pezza spedita per la manifestazione nazionale a Roma contro la violenza sulle donne

Io: Prossima edizione e progetti per il futuro?

PB: A questo non so risponderti; Mettiamoci una pezza è imprevedibile, si muove sempre in “urgenza” 😊

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