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Il filo conduttore

Ogni volta che mi imbatto in un manufatto d’artigianato tessile, un’opera di fiber art, un tappeto di design o altre creazioni di textile art rimango affascinata dalle infinite possibilità di un semplice filo.

Questo blog racconta le meraviglie che ho scoperto seguendo quel filo: le storie, le persone, le opere, i luoghi.

Il filo del racconto di Antonella Spanu

Nell’edizione di Roma Arte in Nuvola che si è appena conclusa, nello stand della galleria nuorese MANCASPAZIO, tra le altre era esposta anche una piccola opera dell’artista sarda Antonella Spanu (Mogoro, 1974).

Antonella Spanu – “https://www.treccani.it/vocabolario/capello/” – courtesy MANCASPAZIO

L’opera – spiega l’artista – è nata ispirata dalle proteste in corso da qualche mese in Iran e, in particolare, dalla riflessione su come un elemento così piccolo come un capello possa diventare sinonimo di un potere prevaricante che controlla e determina la vita delle persone – delle donne nello specifico. In questo piccolo lavoro il capello simbolo di costrizione svanisce man mano che raggiunge le mani levate che chiedono libertà. “Questa – precisa Spanu – è soltanto la genesi dell’opera non la sua lettura esclusiva. Penso che sia importante che ogni lavoro resti aperto a diverse interpretazioni e ognuno possa attribuire significati propri senza condizionamenti.”

“https://www.treccani.it/vocabolario/capello/”, questo il titolo dell’opera in Fiera, è l’ultima di una serie iniziata circa otto anni fa, una sorta di narrazione di singole storie che l’artista realizza a cadenza irregolare tutte legate dall’ispirazione autobiografica che diventa lo spunto per indagare ed affrontare temi universali – esistenziali, sociali, politici, ambientali.

Antonella Spanu – Legami

Paure e desideri, qualunque sia la loro gravità o la loro grandezza, trovano nell’arte di Antonella Spanu una cifra formale leggera e leggibile influenzata dalla pluralità dei suoi ambiti di interesse che spaziano dal fumetto al cinema. Dei primi lavori di fiber art che avevano sostanzialmente un carattere installativo, le opere di questa serie mantengono lil superamento del perimetro della tela o della cornice. Il filo si espande e supera i limiti imposti, correndo libero oltre qualunque linea di confine. È una visione dell’arte che aspira sempre ad una dimensione di libertà, mai costretta entro spazi predefiniti, siano essi fisici o mentali. È un’urgenza di confronto e di incontro con l’altro e con l’altrove che sola può consentire l’allargamento dei propri orizzonti che nutre, come un sistema complesso di radici in espansione, una maggiore consapevolezza di sé e dei fenomeni e degli eventi che accadono nell’esistenza.

Antonella Spanu – Stop making sense
Antonella Spanu – Stop making sense (dettaglio)

Antonella Spanu ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Sassari e già negli anni della formazione ha partecipato a mostre collettive e personali in ambito regionale trasferendosi successivamente a Torino dove ha proseguito la propria personale ricerca artistica. Nel 2005 a Barcellona, dove vive, si dedica al design di moda e crea il brand Disabitando. Attualmente vive e lavora a Sassari.

Antonella Spanu – Un filo di voce

Il morbido abbraccio della vita

di Barbara Pavan

COLMANDO IL VUOTO APRENDO GLI OCCHI sintetizza in una manciata di parole l’essenza di Cenzo Cocca, non soltanto la sua ricerca e pratica artistica, ma la sua visione del mondo, della vita, dell’arte. La mostra omonima è visitabile a SCD Studio di Perugia fino al 5 dicembre 2022 ed è un viaggio tra le pagine di un diario, la trasposizione di appunti presi cammin facendo nel dipanarsi dell’esistenza, una narrazione viva e vivente che nella restituzione in forma artistica si sottrae all’episodio individuale e diventa universale.


Cucire è qui sinonimo di connessione di piani differenti, dimensioni spaziali e temporali estranee le une alle altre, un atto che consente una continuità che ha nell’inarrestabile scorrere della vita il suo primo modello di ispirazione. Cucire è, per l’artista, il gesto che permette di penetrare la superficie. Le sue opere hanno un fronte e un retro – o, come preferisce indicare egli stesso, una prima e una seconda parte – diversi ma uguali, l’uno non essendo prioritario per importanza rispetto all’altro: il disegno da un lato, che riporta la prima traccia che aveva già lasciato su un foglio, appartiene al mondo del visibile, dei fenomeni e degli eventi; l’altro lato, quello da scoprire ed esplorare, è la dimensione invisibile, la natura ultima ed essenziale dei medesimi, i territori sconosciuti a cui si accede soltanto bucando la realtà immediata per raggiungere ciò che sta oltre l’hic et nunc.
Cucire è creare legami – tra l’individuo, lo spazio, gli oggetti, le persone – fissando ciò che rimane dentro di noi del mondo che vediamo e sperimentiamo – uno sguardo dall’interno del presente, dice l’artista. Ma è anche raccontare una storia di identità e di appartenenza – fisica, spirituale, intellettuale. Cucire è perdonare, è offrire una seconda possibilità alla realtà per quanto guasta, strappata o lacerata possa essere.

UN LUNGO E DELICATO RICORDO DA NON DIMENTICARE

Sin dalla prima opera in mostra, “Un lungo e delicato ricordo da non dimenticare”, realizzata per la Biennale di Fiber Art della Sardegna del 2020 al MURATS – una sutura in filo blu che segna un grande tela bianca donata all’artista da una donna di Monteleone Roccadoria e risalente agli anni Quaranta del secolo scorso – la cucitura si fa segno di una pacificazione, di una ricongiunzione, la forma della ricostruzione dopo ogni spaccatura che la vita ci riserva: ricucire significa non lasciare le ferite aperte, costruire il futuro sull’esperienza del passato. Questa è la cifra della linfa che scorre sotterranea lungo tutto il percorso espositivo, uno sguardo alla vita che oltrepassa l’istante e ne osserva la possibile evoluzione nel futuro con una visione sempre positiva e costruttiva.


Henri Focillon scriveva nel suo saggio Vita delle forme che “ogni vita umana comporta il suo romanzo, cioè a dire una successione ed una combinazione di avventure; ma queste avventure non sono in numero indefinito, e se ne potrebbe comporre un catalogo come quello delle situazioni drammatiche: ciò che cambia assai di più, è il tono stesso di coteste avventure secondo quel che gli uomini ne fanno.”

LENTA PROFONDA RIPRESA

E Cenzo Cocca ne fa Arte in una pratica che tesaurizza l’ombra in quanto proiezione della luce – vera musa ispiratrice della sua ricerca. I luoghi, il tempo, gli accadimenti, le relazioni: tutto l’universo che attraversa o è attraversato dalla sua vita entra – appunto dopo appunto – nella sua opera, o meglio ‘È’ la sua opera.


È nel blu, nell’oro, nelle sfumature dei marroni della sua Sardegna – la tavolozza di colori che nutre quotidianamente i suoi occhi. È nel silenzio, nel vento, nel tempo sospeso che vibra in ogni lavoro e che Cocca trasforma in traccia, in segno, in testimonianza. È nella narrazione stratificata che mette in dialogo passato, presente e futuro declinata in ogni lavoro a partire dalla scelta dei materiali – vecchi teli segnati dal tempo e intrisi di memoria o fazzoletti dimenticati in fondo ai cassetti. È nella pluralità di linguaggi -– la parola, la poesia, il disegno, l’installazione – attraverso cui esprime un flusso vitale che non conosce ostacoli o rallentamenti e che veicola con ago e filo maneggiati con la stessa ansia di libertà che lo ha allontanato dalla formazione sartoriale con la cui rigidità e regole stringenti mal si accordava.

INCIDONO, LEGGERI SCONTRI INVISIBILI

“La sostanza dell’arte è allora la stessa vita. – proseguiva Focillon – (…) l’artista è davanti all’esistenza come Leonardo da Vinci davanti al muro in rovina (…) Noi non vi vediamo che le tracce di circostanze ordinarie. L’artista vi vede figure d’uomini distinte o commiste, battaglie, paesaggi, città che crollano – forme.”


Della forza dirompente della vita sono intrise tutte le opere di Cenzo Cocca: ne evocano la capacità autorigenerante, ne suggeriscono le infinite metamorfosi, ne esaltano l’alternarsi di intensità e gradazioni. Immergendoci in questo respiro universale, la sua arte ci invita all’ascolto e all’abbandono per tornare a sorprenderci della magìa e del mistero custoditi in ogni istante dell’esistenza…colmando il vuoto aprendo gli occhi.

Andrea Cocca, in arte Cenzo, è un giovane artista sardo. Nato nel 1994 e originario di Ghilarza, in provincia di Oristano, attualmente vive e lavora a Olmedo. Nel 2015 inizia la sua formazione come stilista a Nuoro. Durante gli studi di moda sperimenta e si interessa all’Arte come autodidatta e comincia a coniugare arte e sartoria. Da questa sperimentazione nascono le prime opere cucite a mano e i primi ritratti. Nella sua pratica artistica si esprime attraverso tecniche e materiali semplici e quotidiani come l’ago e il filo e le carte da gioco con le quali crea piccole narrazioni che lasciano aperta ogni interpretazione all’osservatore.


Tra le mostre personali recenti si segnala “Segnali di vita”, a cura di Chiara Manca, MANCASPAZIO, Nuoro; “Affinità Abitative”, a cura di Stefano Resmini, Spazio Arte contemporanea Sa Mandra ad Alghero; “ECCETERA ECENZO”, curata da Mario Saragato al Museo MEOC di Aggius. Il suo lavoro è stato inserito in mostre collettive in spazi museali come la Pinacoteca Nazionale Sassari, il Museo M.A.S.E di Alghero, il MURATS Museo Unico Regionale dell’Arte Tessile Sarda di Samugheo. Nel 2021 è stato selezionato tra gli artisti della 8th Crazy Art Commune International New Contemporary Art Exhibition. La sua installazione “Friscura” è stata esposta al Museo del Ricamo e del Tessile di Valtopina nell’ambito della mostra internazionale APPUNTI SU QUESTO TEMPO.

Texture of resistance: Maria Elisa D’Andrea e Giulia Nelli a COSMO

La mostra Texture of Resistance pensata per COSMO, con la curatela di Camilla Boemio, rimanda alle arti tessili e alle pratiche partecipative. Una nuova estetica evidenzia una ricerca fervida dell’utilizzo del tessile, aprendo la discussione ad una rinnovata analisi del linguaggio nelle sue forme più ibride ed attente al tessuto sociale.
La tessitura è un campo semantico che ha implicazioni culturali di grande rilievo, e in modo particolare l’arte meticolosa e raffinata del tessere non può esimersi dal riprendere uno dei personaggi simbolo che Ovidio ha descritto nelle Metamorfosi, Aracne; la talentuosa tessitrice che Minerva punisce per l’insolente superbia trasformandola in ragno. Il culto di Aracne si è tramandato da Ariosto fino ai giorni nostri, non perdendo di fascino ed arrivando ad influenzare la pratica seminale di Louise Bourgeois.

Giulia Nelli – Mossi da forze contrastanti

Come Aracne, l’arte prettamente femminile utilizza nel linguaggio e nell’uso dei materiali in formule sovversive, innovative, con modelli di intensa laboriosità che si sovrappongono all’epifania ed alla tenacia. Il viaggio atemporale di Aracne è un viaggio nel filo, che porta verso le stelle ed abbraccia le pratiche d’arte visiva.
Texture of Resistance mette in dialogo la pratica delle artiste Maria Elisa D’Andrea, e Giulia Nelli. Presentandosi come una costellazione, la mostra rifletterà diverse sfumature del linguaggio d’arte, in un rimando atemporale nel quale le installazioni e i disegni esposti consentono prospettive di pensiero sperimentali. Molti dei lavori esposti sono stati realizzati appositamente per la mostra, ed in dialogo con lo spazio espositivo.

Maria Elisa D’Andrea – Attesa

La ricerca di Maria Elisa D’Andrea abbraccia metodi non convenzionali e un’attenta sperimentazione dei materiali, esplorandone i vari stati di esistenza formale e allegorica. I suoi soggetti sono tratti da narrazioni personali e fonti relative alla storia e alla mitologia, riflettendo l’interesse dell’artista per la filosofia, l’antropologia e il pensiero contemporaneo.
Ogni disegno e/o dipinto su carta, come le sue opere tessili, sono il risultato di tecniche altamente virtuosistiche che spesso richiedono lunghi periodi di tempo (e pazienza) per essere eseguite. Le opere nascono da esperienze personali, visioni e sensazioni che portano a immagini iconiche e riflessioni imperniate sulla simbologia femminista; ognuna è come un amuleto carico di fervore devozionale. Nel catturare il ciclo di vita della natura, D’Andrea allude al potere della memoria e all’inevitabilità dei cicli della vita. Della D’Andrea viene esposta, anche, l’installazione Attesa composta da calchi e da un cerchio in maglia di colore nero il cui filo ha il diametro pari alla sua altezza, come se dovesse avvolgerla e contenerla. L’installazione diventa un nido dove l’artista si rifugia e si sente protetta.

Maria Elisa D’Andrea – Attesa

Giulia Nelli è un’artista che analizza la relazione di ciascun uomo con l’ambiente naturale e sociale, nella convinzione che sia necessario ricostruire i legami che, resi liquidi dai nuovi mezzi di comunicazione, necessitano di trovare nuovo senso nella vita reale. Il suo lavoro è improntato sul complesso intreccio di legami che vanno a costituire l’identità di una persona e che si sviluppano dalle relazioni con il territorio di origine e con le persone che compongono la comunità di riferimento. Ha ricercato una forma espressiva personale e drammatica, dotando le sue opere di una dimensione scultorea, attraverso rilievi e giochi di vuoti e di pieni.
Per ottenere tale effetto ha scelto come materiale principale per le sue opere i collant in poliammide ed elastan, sinonimo di eleganza, di confort e di innovazione. L’uso dei materiali tessili le consente di esaltare il ruolo del gesto e della manualità, mettendola in contatto diretto con la materia. Il tessuto dei collant viene smembrato, secondo una tecnica di rottura e di scomposizione cara all’arte contemporanea, e ricondotto all’elemento basilare, il filo, che viene lavorato per costruire nuovi equilibri e armonie. L’artista realizza per la mostra l’installazione site-specific, di dimensioni ambientali, Mossi da forze contrastanti (2022), composta da collant nero di diverse densità (den) di Elly Calze.

Giulia Nelli – Mossi da forze contrastanti

Maria Elisa D’Andrea (Udine, 1973) si è laureata all’Accademia d’Arte di Venezia. Ha esposto in mostre personali e collettive; tra le quali: la Biennale Italia – Cina a Torino; INDEPENDENTS5 con la curatela di AAC Platform a Verona Art Fair nel 2014; alla Pinacoteca Moretti di San Severino Marche; alla OAC F58 Galleria Bruno lisi a Roma (2021); al Museo Civico Sant’Antonio di Cascia, nel 2015; ad una collettiva organizzata dall’Accademia di Venezia al Guggenheim di Venezia. La pubblicazione Nel Cerchio della Madre curata da AAC Platform con l’editore Narcissus presenta la sua ricerca e i documenti della mostra Nel Cerchio della Madre al Museo Civico Sant’Antonio. Nel 2013 è stata insignita del Premio Arte Laguna nella sezione Open. Nell’inverno del 2020 è stata scelta per il pop-up solo show curato da AAC Platform all’interno del progetto PurpleWindowGallery (Chicago, 2020). È tra gli artisti presentati nel volume As Brilliant As the Sun pubblicato da Vanillaedizioni.

Maria Elisa D’Andrea – Attesa

Giulia Nelli (Legnano, 1992) si è laureata all’Accademia di Belle Arti di Brera e ha conseguito il Master IDEA in Exhibition Design al Politecnico di Milano. Ha esposto in diverse mostre in Italia e all’estero. Nel 2022 ha vinto la nona edizione del Premio Cramum a cura di Sabino Maria Frassà; ha svolto la Residenza d’artista bimestrale presso Villa Greppi e ha realizzato la mostra personale presso la Fondazione Vittorio Leonesio a cura di Mariacristina Maccarinelli e Kevin McManus. Sempre nel 2022 ha partecipato al progetto WE ARE THE FLOOD Liquid exhibition #2, a cura di Stefano Cagol presso lo Spazio Archeologico Sotterraneo di Trento e a The Soft Revolution mostra collettiva per il Salone Italia di WTA World Textile Arts al Museo del Tessile di Busto Arsizio, a cura di Barbara Pavan, promossa da ArteMorbida. Nel 2021 ha realizzato l’installazione Il volto dell’altro, a cura di LAQ-lartquotidien e Elisabetta Mero presso il Giardino della Basilica San Celso a Milano; ha esposto nella mostra The 10th International Biennial Exhibition of Mini Textile Art “Scythia” a Ivano-Frankivs’k in Ukraine e ha vinto il Premio Città di Nova Milanese nell’ambito del 22° Premio Vittorio Viviani.

Giulia Nelli – Mossi da forze contrastanti

Maria Elisa D’Andrea – Giulia Nelli
Texture of Resistance
A cura di Camilla Boemio, in collaborazione con AAC Platform
COSMO, Roma, Piazza di Sant’Apollonia, 13
dal 18 novembre al 14 dicembre 2022
Orari: martedì-domenica ore 17.00 / 21.00
info http://www.cosmo.officineimpresa.it | telefono 0671301093 | e-mail cosmo@officineimpresa.it

Giulia Nelli – dettaglio

LE ARTI POSSIBILI

Ho intervistato Le Arti Possibili, un’associazione lombarda di promozione sociale che da anni si occupa di arte e artigianato artistico come risorsa sociale organizzando laboratori, interventi collettivi, mostre e una Biennale dedicata ad un diverso materiale ad ogni edizione.

Quest’anno è la volta della lana e il bando scade il 30 maggio.

Per partecipare consultate il sito dell’Associazione.

Quando è nata LeArtiPossibili e con quale intento?

LeArtiPossibili nasce nel 2015 dall’unione di idee e intenti tra Francesca Bagnoli e Cristina Ghiglia. Inizialmente è un progetto sostenuto da Associazione Volontaria Arcobaleno di Milano all’interno della quale Fiorenza Giuriani ne era la referente. Grazie alla buona riuscita delle iniziative proposte, nel giugno del 2018 si trasforma costituendosi in Associazione di Promozione Sociale. Le socie fondatrici operano all’interno del Terzo Settore: arteterapeute, educatrici, storiche dell’arte e foundrasing. Il Consiglio Direttivo dell’associazione è attualmente formato dalla Presidente Fiorenza Giuriani e dalle Consigliere Francesca Bagnoli e Cristina Ghiglia. 

Promuovere la pratica artistica come risorsa personale e sociale è l’obiettivo fondamentale dell’Associazione LeArtiPossibili. Il nostro è un progetto artistico e sociale perché consideriamo la pratica artistica uno strumento di espressione di sé, libero da giudizi e pregiudizi, al di là di ogni diversità. Offriamo esperienze espositive altamente inclusive perché portano a confrontarsi su un piano che non mette al centro il limite ma la possibilità. Ma è anche un progetto culturale perché creiamo occasioni di dialogo fra saperi e metodiche; conoscenze e punti di vista s’incontrano attraverso la pratica artistica e l’arte. 

La nostra attività si concretizza attraverso l’organizzazione delle esposizioni Biennali LeArtiPossibili, di installazioni collettive e dei Laboratori Possibili. E’ una realtà piccola ma unica e innovativa perché crea occasioni concrete dove l’incontro con l’arte avviene in un contesto valorizzante, partecipativo e senza barriere.

Chi partecipa in genere alle vostre iniziative? Le adesioni sono locali, nazionali o anche estere?

Le nostre iniziative hanno l’obiettivo di far convergere in un’unica riflessione artiste e artisti, creative e creativi e chi opera all’interno di strutture di cura, accoglienza e riabilitazione e utilizza l’arte come strumento non solo espressivo e conoscitivo, ma anche curativo, educativo e di condivisione. Le nostre iniziative ospitano quindi anche opere prodotte da gruppi di persone fragili guidate da arteterapeute e arteterapeuti.

Le adesioni provengono principalmente dalla Lombardia, ma anche da altre varie regioni italiane. Le partecipazioni estere non sono precluse.

Il vostro contributo all’unione di arte, arteterapia e artigianato sta avvicinando maggiormente il pubblico all’arte?

Le nostre iniziative, più che altri contesti espositivi, permettono al pubblico di considerare l’arte come forma espressiva. Le opere esposte provengono infatti da differenti ambiti e da diverse competenze. Questo dà la possibilità a chiunque partecipi, anche come visitatore, di incontrare linguaggi artistici differenti, la potenza del creare e la forza delle emozioni. In questo senso il visitatore si sente maggiormente coinvolto e vicino alla pratica artistica.

Oltre alla Biennale di arte e artigianato artistico, quali iniziative portate avanti durante l’anno?

Tra una Biennale e l’altra lanciamo un’altra call per la realizzazione di un’installazione collettiva; un’opera che unisca tanti significati e tante storie in un unico grande racconto, messo in mostra, a testimonianza dell’importanza del condividere e del creare, delle relazioni, del fare insieme. Precedente a Tasselli di Carta abbiamo realizzato Una Grande Coperta che è stata l’installazione collettiva realizzata fra la prima esposizione biennale dedicata alla Fiber Art e la seconda Carta ad Arte. L’ultima installazione Correlazioni – esposta nel giugno 2021 – ha concluso il biennio dedicato al rame.

Le installazioni diventano patrimonio dell’associazione che le rende itineranti, organizzando tappe espositive in collaborazione con le realtà e i singoli che hanno partecipato o affini ai propositi del progetto.

Infine i Laboratori Possibili che propongono momenti intermedi di riflessione e di preparazione alle tematiche delle biennali e delle opere collettive, durante i quali vengono condivise le grandi esperienze di artiste e artisti, di artigiane e artigiani, di arteterapeute e arteterapeuti.

OPEN heART è un atelier artistico che abbiamo proposto e proponiamo in varie situazioni e che consente la partecipazione a tutte e tutti coloro che desiderino usufruire di uno spazio attrezzato per lo svolgimento di attività artistiche, con particolare attenzione alle persone con fragilità, singole o provenienti da strutture del territorio.

L’atelier non prevede percorsi laboratoriali artistici specifici bensì un supporto tecnico volto a favorire la libera espressione di ogni partecipante. La presenza di operatrici/operatori, esperti nella conduzione di laboratori espressivi/ artistici e atelier di arteterapia, favorisce un clima di scambio non solo a livello tecnico ma anche di sostegno personale e relazionale laddove sussistano difficoltà.

Attualmente stiamo promuovendo SPAZIO ALL’ARTE un’iniziativa collaterale alla prossima biennale. Desideriamo dare ancora più spazio alla pratica artistica proponendo la realizzazione collettiva di una cascata di lana dal bianco al nero da allestire sulla scalinata di Stecca 3 nei giorni dell’esposizione.

È possibile partecipare all’installazione preparando striscioline a maglia o catenelle a uncinetto lunghe dai 2 ai 5 metri e larghe al massimo 3 cm, realizzate con lane di ogni tipo purché nelle tonalità dal bianco al nero. A Milano sono previsti due incontri per creare insieme: sabato 28 maggio, dalle 15 alle 18 presso la Biblioteca Chiesa Rossa, via S. Domenico Savio 3, e domenica 19 giugno presso il Fame Market presso la Stecca 3.0, via G. de Castillia 26. È attivo inoltre un punto di raccolta dei fili presso “Parole di Lana”, via Copernico 30/A a Milano.

Ogni biennale è legata alla scelta di un materiale. In base a cosa lo scegliete?

Inizialmente ci orientiamo verso un materiale che ci ispira interesse e simpatia, ma successivamente subentrano altre valutazioni: le possibilità espressive proprie del materiale scelto, ma anche le possibilità di un uso non accademico. Questo perché è per noi importante facilitare la partecipazione di chi utilizza la pratica artistica non in qualità di artista. Consideriamo infine la facilità di reperimento del materiale.

Perché la Biennale di quest’anno è dedicata alla lana?

La pandemia ci ha costretto a lunghi e dolorosi periodi di lontananza, solitudine, mancanza di contatto fisico, relazioni interpersonali mediate dagli strumenti digitali; ed ecco perché la lana. Il vello d’oro che simbolicamente può curare ogni ferita o come un filo di Arianna che ci guida e libera dal “labirinto” in cui siamo. Un materiale che ci riporta emotivamente alle sensazioni di un caldo abbraccio, di morbidezza, di calore, di antiche memorie. Sensazioni di cui, ci auguriamo, non dovremo più fare a meno.

* Trovate il bando è anche su ArteMorbida Textile Arts Magazine

Gli intrecci di sogni di Jonida Xherri

Per la terza edizione della Genova BeDesign Week, l’artista albanese ma siciliana di adozione Jonida Xherri ha vinto il bando relativo alle installazioni artistiche promosso da Dide Distretto del Design e Festival del Tempo. Il suo progetto “Intrecci di sogni” prevede la realizzazione di un grande arazzo ricamato ed intrecciato, sviluppato seguendo un triplice filo narrativo che unisce le storie di emigrazione dall’Italia dei primi anni del secolo scorso con il desiderio e il sogno dell’artista bambina di raggiungere questo paese in barca e infine con la vicenda del 2018 della nave Aquarius che ospitava a bordo 629 migranti (tra i quali 7 donne incinta) a cui venne vietato lo sbarco in Italia.

L’opera è un tributo al coraggio di sognare e alla speranza in un futuro migliore, due elementi che da sempre accompagnano l’umanità in movimento.

“Un arazzo – dice Xherri – come intreccio di cultura, arte, storia e vita delle persone di tutto il mondo, una fiaba popolare antica che prende nuove forme e contenuti con l’incontro dell’uomo contemporaneo. Un tempo possedere un arazzo era segno di ricchezza e prestigio, era un manufatto da mostrare in occasioni solenni e io voglio trasformarlo in un simbolo di ricchezza culturale, un oggetto con una storia antica cui possiamo assegnare nuovi significati, farne un elemento di incontro e scambio. Per questo ho invitato chiunque lo voglia a partecipare ad un’opera condivisa.”

Il progetto ha trovato in Genova il suo luogo ideale: un porto importante, crocevia di immigrazione e emigrazione, testimone di infinite storie di viaggi, di partenze, di ritorni ma anche memoria di scambi tra i popoli di angoli del mondo molto lontani tra loro.

“La partecipazione delle persone è un elemento fondamentale nei miei progetti – mi spiega – e anche a Genova ho chiesto a tutti gli abitanti di realizzare con me l’arazzo sia attraverso la tecnica a intreccio a uncinetto (molto semplice, le persone possono partecipare senza difficoltà) che la raccolta di parole inerente al tema del viaggio e del tempo.”

Così Dide Distretto del Design, Festival del Tempo e l’artista hanno invitato le comunità presenti in città a partecipare al workshop in Piazza di Santa Maria in Passione, dal 14 al 18 maggio 2022: un’azione artistica partecipata, aperta a tutti che sa intrecciare passato, presente e futuro della città e dei suoi abitanti.

Il progetto, curato da Roberta Melasecca, è parte degli eventi in programma per la Genova BeDesign Week edizione 2022, la manifestazione organizzata dal DiDe – Distretto del Design nel centro storico di Genova, in programma dal 18 al 22 maggio 2022.

Trovate una lunga intervista a Jonida Xherri su ArteMorbida, testata internazionale dedicata alla Fiber Art contemporanea > QUI

ARS ARTIS 2022: al via la open call nazionale

L’Associazione Culturale Calabria Contatto ha annunciato l’apertura della open call nazionale ARS ARTIS 2022 per l’esposizione di Tiriolo, un’altra iniziativa nel percorso dell’Associazione Culturale Calabria Contatto per la valorizzazione territoriale.

ARS ARTIS 2022

Natura e paesaggio: sublime bellezza

Il bando è indetto in collaborazione con il Comune di Tiriolo, il Polo Museale di Tiriolo antica e la Cooperativa Scherìa, invita gli artisti di questa edizione a confrontarsi con il tema della natura intesa come – citando Aristotele – “la sostanza di quelle cose che hanno un principio di movimento in sé stesse” nonché sul rapporto che l’uomo instaura con essa. Il progetto espositivo ha come fine ultimo la sensibilizzazione del pubblico sulle istanze ambientali e di rispetto del territorio attraverso la promozione di un evento di arte contemporanea.


Le opere selezionate saranno collocate presso il Polo museale di Tiriolo antica, all’interno delle sale del Museo di Tiriolo e all’esterno, presso l’adiacente area archeologica, nel periodo luglio – agosto 2022 e incluse nel catalogo pubblicato a cura dell’Associazione.

Possono partecipare gli artisti, di ogni età e nazionalità, presentando una o più opere nel campo delle arti visive (disegno, pittura, scultura, fiber art, recycle art, yarn bombing) e installazioni da collocare all’interno e/o all’esterno del Museo.

Scadenza bando: 12 giugno 2022, h 23.59. Dettagli, informazioni e scheda di adesione sono consultabili e scaricabili dal sito dell’Associazione: www.calabriacontatto.it

Il Museo del Ricamo e del Tessile di Valtopina

In Umbria, alle pendici del monte Subasio nella valle attraversata dal fiume Topino (citato anche da Dante nel Paradiso), da cui prende il nome, sorge il piccolo borgo di Valtopina: immerso in un paesaggio suggestivo, nel verde punteggiato da insediamenti medievali, custodisce tesori da scoprire tra natura e cultura.

Tra questi c’è il Museo del ricamo e del tessile che ha la sua sede al piano terra del palazzo Comunale, una residenza signorile dei primi anni del XX secolo. Il Museo custodisce una raccolta permanente costituita da circa quattrocento pezzi suddivisi in tre sezioni: moda femminile, biancheria personale e tessili per la casa.

Inaugurato nel 2007, la sua collezione si è costituita a partire dall’anno 2000 attraverso donazioni che vi hanno fatto confluire manufatti appartenenti a famiglie storiche, dapprima locali e successivamente da altre regioni italiane.

Una realtà attiva e dinamica impegnata non solo nella conservazione delle testimonianze tessili del passato e nella trasmissione della memoria storica ad esse collegata ma anche nella promozione delle arti del filo – ricamo e merletto – attraverso un fitto calendario di eventi tra formazione, mostre, progetti didattici, incontri e workshop.

La presenza a Valtopina della Scuola di Ricamo contribuisce inoltre a tenere viva la pratica delle arti minori tradizionalmente importanti nei piccoli centri dell’Umbria.

Approfondimenti sul sito del Ministero della Cultura

Appuntamento imperdibile di rilevanza nazionale è la Mostra del Ricamo giunta alla sua XX edizione, manifestazione che propone annualmente un confronto internazionale tra antico, moderno e contemporaneo. Con una sezione fieristica e mostre specialistiche, un concorso tematico, conferenze ed eventi collaterali, la manifestazione è occasione di ritrovo a Valtopina tanto per operatori e appassionati quanto per il grande pubblico. Dall’edizione 2022, la sezione dedicata al contemporaneo si amplia con l’allestimento presso il Museo del ricamo e del tessile di una mostra internazionale con opere in cui il ricamo è linguaggio della grande fiber art contemporanea.

Info tel. 0742 74625

Mail info@comune.valtopina.pg.it

Website http://www.scuoladiricamo.com; https://www.mostravaltopina.it

Caterina Ciuffetelli

Sperimentatrice di tecniche e materiali, Caterina Ciuffetelli più che in dialogo con la materia, si pone in ascolto, dando forma e voce al significato sotteso, nascosto, intrinseco delle cose. Di questo e di molto altro abbiamo chiacchierato in questa intervista alla scoperta della sua ricerca artistica e dei suoi progetti.

L’INIZIO – filo di canapa su corda intelata – cm 120×140 – 2019

Io: Il tuo è un lungo percorso artistico che è infine approdato all’uso delle fibre e del cucito. Come sei arrivata a sperimentare il medium tessile?


CC: Agli albori della mia consapevolezza artistica ho avuto la fortuna di frequentare lo studio di Umbro Battaglini importante artista che ha operato per tutta la seconda metà del novecento nell’ambito della scultura, dell’architettura e della grafica. È stato un esponente del concettualismo e del razionalismo architettonico.
L’incontro si è rivelato determinante nella mia formazione: la mia autodisciplina, il rigore e, nello stesso tempo, la libertà assoluta rispetto all’uso dei materiali e delle tecniche mi derivano dalla sua attenta e severa lezione.
Ho cominciato a lavorare come artista usando le tecniche canoniche per poi utilizzare gesso, intonaco, cellotex, sabbia, alluminio e, ultimamente, filo e stoffa.
Sono quindi arrivata al cucito dando seguito ad un processo naturale di curiosità rispetto ai materiali e di un uso alternativo di mezzi altrimenti vissuti come l’ago e la capacità del cucire.

Nella mia biografia la condizione di figlia di sarta ha fatto sì che cucire, ricamare, saper distinguere la natura dei filati delle stoffe apparisse presto come un’eredità acquisita tacitamente.
Decidere l’uso di queste capacità si è rivelato una piacevole epifania nel mio percorso artistico: la duttilità della stoffa sposata alla fragilità della carta, con la complicità del collante e dell’acqua, mi hanno dato una risposta ancor prima poetica che strumentale. Sulle superfici ottenute, il filo, guidato dall’ago, mi permette di tracciare le linee geometriche che servono ad esplicitare i miei concetti.

ATROPOS corda di canapo da teatro – cm 160×60 – 2020

Io: Che cosa significa per te cucire e quale il valore della cucitura in ambito artistico (e non solo)?

CC: Il filo per me ha soprattutto un significato concettuale molto potente, è il legame, il ponte, la costruzione. Unisce le parti, ricostituisce un intero laddove questo si è spezzato o lacerato, riedita ciò che è stato persino scartato; il filo raccorda. È sorprendentemente uno strumento di pace.
La cucitura è, altresì, una strada e come tale implica una provenienza ed un arrivo, quindi ha in sé il concetto del cambiamento e dell’evoluzione. Il filo, attraverso la cucitura, indaga lo spazio e lo qualifica. Lo denota dandogli cittadinanza di senso.

IL FILO – filo di canapa su carta intelata – cm 45×45 (x2) – 2020

Io: Quale rapporto c’è tra materia e segno nei tuoi lavori?

CC: Nei miei lavori il rapporto tra materia e segno è strettissimo, sostanziale. Della materia non mi interessa la fisicità in quanto tale, questa semmai rimane sullo sfondo, il tentativo piuttosto è darle voce, farla “parlare”.
È un’operazione di maieutica che prende avvio dall’inerzia della materia fino al logos del segno. Nella fattispecie della cucitura, a differenza del segno grafico della grafite o del colore, questa mi assicura la rilevanza tridimensionale perché anche il filo è materico.

STEP BY STEP – corda su carta intelata – cm 120×140 – 2019

Io: Come nascono i tuoi lavori – quali sono le fonti di ispirazione e come arrivi dall’idea all’opera finita, come scegli i materiali e le tecniche?


CC: Non sempre i miei lavori nascono da un’idea, da un progetto ma molto spesso da un incontro con il materiale. Cerco carte precedentemente trattate e lasciate in un angolo, stoffe dimenticate in cassapanche, materiali reperiti sulla spiaggia o nei laboratori dei falegnami. Ponendomi di fronte al materiale è esso stesso che mi suggerisce, mi sollecita una visione. L’idea c’è, è dentro le cose, devo riuscire, con i sensi e l’intuito all’erta, a vederla. Mi è capitato che, in certe circostanze, di fronte a dei materiali che restavano muti, io dovessi aspettare anni prima di individuare la visione sottesa!
Per la scelta della tecnica il compito è facilitato dall’esperienza, la scelgo in base alla rilevanza formale di cui ha bisogno il lavoro.
Sta a me capire quello di cui esso ha bisogno. Tutto deve rispondere ad una necessità, non c’è spazio per orpelli o voli pindarici. Semmai, laddove io riesca, la poesia deve scaturire dalla composizione.
Il mio processo passa attraverso il confronto del caos della materia con le “forze” proprie della composizione (le diagonali, le mediane, il centro, il peso, la lunghezza, lo spessore, il colore), ciò crea il pattern che porterà a compimento l’opera.
È questo che lascia lo spazio allo stupore, in primis quello dell’artista.

ASEMIC – filo di canapa su carta intelata – cm 60×60 – 2020

Io: I lavori recenti trasformano le geometrie in alfabeto, una sorta di linguaggio arcaico e
aperto all’interpretazione del fruitore. Mi racconti ALPHABET?


CC: Nel 2019 ho realizzato una serie di opere dove l’uso di una scrittura completamente
indipendente da un significato semiologico ha dato vita al ciclo ASEMIC.
Il termine asemico indica una parola o una frase “senza nessuno specifico contenuto semantico”. La natura aperta delle opere asemiche permette al significato di presentarsi prima e al di là del linguaggio.
Questo mi dà modo di dire senza dire, ovvero di dire senza rivelare, mantenendo celato il mistero del significato. Offrendo una mancanza, la mia vuole essere una sollecitazione e una possibilità. L’osservatore, colmando il vuoto di senso, contribuisce a completare l’opera aggiungendo il proprio personale significato.
In ALPHABET, libro d’artista che mi è stato commissionato dall’Archivio di Comunicazione Visiva e Libri d’Artista di San Cataldo (CL), ho ritenuto ancor più stimolante l’uso del linguaggio asemico proprio perchè in rapporto all’oggetto libro.

Libro d’artista ALPHABET – corda su carta intelata – cm 21×115 – 2020

Io: Qual è, secondo te, il ruolo dell’arte e dell’artista in tempi di pandemia e di lockdown? Come hanno influito gli eventi di quest’ultimo anno sul tuo lavoro?

CC: La pandemia ha posto ognuno di noi di fronte ad un grande sconcerto, angoscia, dolore inimmaginabili in questo momento storico del mondo occidentale ed anche alla penosa constatazione che proprio il modus vivendi di tale nostro mondo, ha prodotto questo spettrale scenario. Ci ha obbligato a porci di fronte a domande complessissime alle quali stentiamo a dare risposte convincenti o almeno rassicuranti.
La reazione degli artisti è stata molto personale e diversificata.
Nel mio caso, ho risposto col lavoro. Ho cercato di non cedere alla tentazione della depressione conseguente alla mancanza di scambi, di mostre e di occasioni.
Ho la fortuna di vivere in periferia in una casa con molto spazio interno ed esterno, con un pezzo di terra con alberi da frutto popolati da uccelli chiassosi. Tutto ciò si è rivelato una preziosa risorsa, specie in tempi di lock-down. Amo il silenzio e non disdegno la solitudine, la sospensione temporanea della vita ha favorito questa mia inclinazione. Ho risposto “legando” i pezzi, cucendoli insieme. È questo il senso di usare necessariamente pezzi di stoffa o stralci di carta, monconi di lavoro, nuovi o recuperati dal passato è stato indifferente, e unirli con cuciture nuove, fortemente simboliche.
L’uso della stoffa si è dimostrato ancor più stimolante, usata in associazione alla carta e all’uso dell’ago e del filo, e ciò ha dato la nascita alla serie RITAGLIARE LUNGO LA LINEA TRATTEGGIATA. Alla luce del lock-down la mia sembra piuttosto un’operazione di riparazione: laddove il tessuto sociale, umano, economico sembra sfilacciarsi io provo ad usare le cuciture per ricostituire i ponti e i legami.

Libro d’artista ALPHABET – corda su carta intelata – cm 21×115 – 2020 3

Io: Quali sono i progetti in cantiere – se ci sono – e quali i tuoi sogni nel cassetto?

CC: I progetti in cantiere sono legati inevitabilmente alla situazione di pandemia perché, avendo questa bloccato molte iniziative, si dovrà cercare di ridare loro una nuova possibilità.
Ne cito alcune, già programmate: la mostra del Libro d’Artista a cura di Calogero Barba a Palermo, la collettiva Se tutto è Arte a cura di Roberto Gramiccia, svoltasi a Roma ma che sarebbe divenuta itinerante in diverse città italiane, Segni Permanenti – testimonianza della violenza sulle donne a cura di Pina Della Rossa a Napoli, Artisti per Alina a cura di Sanda Sudor inaugurata a Spoleto.
E, per quello che riguarda le nuove mostre, parteciperò a Rome Art Week 2021 a cura di Roberta Melasecca e Fabio Milani a Roma; a Raggi D’Ulivo #2Le Tendenze attualizzanti The Actualizing Tendencies a cura di Virginia Ryan, del Centro d’Arte Trebisonda di Perugia e di FreeMocco Edizioni, a Trevi (PG) ed altre ancora delle quali si devono definire i dettagli.

Riferendomi ad uno dei miei sogni nel cassetto, uno che ho molto a cuore: allestire una
mostra personale nella mia città d’origine, L’Aquila.

Libro d’artista ALPHABET – corda su carta intelata – cm 21×115 – 2020 7

Chi è Caterina Ciuffetelli

Caterina Ciuffetelli nata a L’Aquila, vive e lavora in Umbria. Il suo percorso artistico parte dalla pittura dal vero e prosegue nella ricerca astratta. La ricerca non figurativa ha inizio nel 1988. Si è avvalsa da allora di diversi medium, dai più tradizionali quali la pittura, i pastelli, la terra rossa, la carta fino al cellotex, alla sabbia, all’intonaco, all’alluminio, alla corda, alla stoffa.

L’estetica e l’etica sono presupposti inscindibili del suo agire artistico, tali premesse si articolano in una ricerca di senso attraverso innumerevoli cicli di lavori, tra i quali PRIMARY COLORS, WAVE, SEQUENCE, FOULE, LANGAGE, OGGETTI ED ALTRI RACCONTI, RESIST fino a PRE-HISTORIC, DIAGRAM e MOSAIC.
Sue opere sono presenti in collezioni private ed istituzioni pubbliche.

Libro d’artista ALPHABET – corda su carta intelata – cm 21×115 – 2020 8

Contatti

http://www.caterinaciuffetelli.it

Libro d’artista ALPHABET – corda su carta intelata – cm 21×115 – 2020

Forme dell’assenza: gli angeli di Lory Ginedumont

Succede nell’esistenza di ognuno di noi di sperimentare (ahimè) almeno una volta l’annichilimento del dolore.

Capita credo a tutti che proprio allora, d’un tratto, guardandoci intorno ci si senta profondamente soli. Non perché manchino gli affetti e gli amici ma perché, perduti nel mare doloroso in cui ci troviamo a navigare, ci rendiamo conto della distanza tra noi e l’altro; per quanto profonda sia l’empatia e i sentimenti che ci legano gli uni agli altri, il dolore – soprattutto del distacco da coloro che amiamo – è indubbiamente una prova di cui siamo chiamati a fare esperienza in solitudine.

Sarà il tempo, poi, a ricondurci in porto ma quanto a quello spazio deserto intorno a noi di cui abbiamo per la prima volta preso coscienza, di quello purtroppo resterà traccia e lentamente sarà la memoria a diventare l’unica nave a solcarne le acque.

In quel lembo di mare ritroveremo a volte con malinconia, altre nella tristezza del rimpianto e, fortunatamente, molte altre ancora nel conforto tenero e gioioso del ricordo, ciò che nello scorrere dei nostri giorni abbiamo vissuto, coloro che abbiamo perduto, la narrazione (forse un po’ sfumata e rivisitata) degli eventi che hanno abitato il tempo che abbiamo sin qui trascorso su questa terra. In questo spazio ibrido che la nostra coscienza ci restituisce come testimonianza di una vita che ci appartiene tanto quanto ci sfugge, nasce l’installazione di Lory Ginedumont.


Mi sono spesso chiesta che forma abbia l’assenza. È innegabile che nella familiarità di un gesto, nell’odore evocativo che esce da una cucina la domenica mattina, nelle note di una canzone che tormentava l’estate di molti anni fa e che cogliamo per un attimo di sfuggita tra le corsie del supermercato, noi ritroviamo un volto, un istante, una voce che benché non più qui ora, scopriamo essere sempre con noi, viva – seppur di altra sostanza, in un’altra frequenza.

Fatto sta che a volte questa ‘assenza’ ci risulta così presente da avere la sensazione di poterla quasi toccare, interrogare, abbracciare. In questa minuscola fessura tra la realtà e il mistero, si inserisce l’alchimia magica dell’arte che affida alle mani di Lory Ginedumont l’onere di ri-cucire questo strappo, di riannodare il filo tra assenza e presenza.

Nell’atto creativo in cui attraverso il medium tessile l’artista dà forma alla prima trasformandola nella seconda, l’arte assolve anche alla sua funzione catartica. Cucire è, infatti una pratica lenta e meditativa, fatta di gesti che nella ripetizione sempre uguale a se stessa ci concedono il lusso di un tempo per intrecciare i fili del nostro sentire con quelli della nostra memoria.

Una dopo l’altra le sue figure assumono la forma di angeli, entità sospese al di fuori della portata del tempo, a metà tra la sostanza eterea dello spirito ed una tangibilità che li rende potenzialmente visibili allorché chiamati a mediare – messaggeri la cui esistenza è ammessa in tutte le religioni – tra l’uomo e la divinità, tra la dimensione tutta terrena della nostra conoscenza e l’inconnu cui la consapevolezza della nostra fragilità conferisce a seconda delle culture e delle generazioni, differente forma e nome.

Punto dopo punto, la memoria costruisce pazientemente un angelo dopo l’altro finché quello spazio ibrido e vuoto si popola di presenze fatte della stessa sostanza del nostro vissuto – emozioni, istanti, affetti, ricordi – e solo allora, nel riconoscere che nulla di ciò che è stato è perduto ma è vivo e inesorabilmente e per sempre parte di noi, l’arte diventa anche consolatoria e di più, universale.

Quella che l’artista ci consegna è la riflessione sul “possibile” che trova nella libertà della creazione il superamento del confine effimero ed illusorio del vero e del reale.

Ph.credit Diana Lapin

Manuela Bieri

Nel mio ‘viaggio’ alla scoperta dell’arte tessile in Ticino, ho incontrato Manuela Bieri la cui ricerca si muove tra l’urgenza di preservare e traghettare nel futuro la memoria di saperi e abilità tecniche e culturali antiche e una passione autentica per la meraviglia della natura fin nelle sue minime manifestazioni. Ecco cosa mi ha raccontato di sè, dei suoi progetti, delle sue opere.

IL BACIO, collage tessile, 2017, stampa inchiostro su cotone

Io: Qual è il percorso formativo che ti ha avvicinato all’arte tessile?


MB: Mi sono diplomata in comunicazione visiva. Per molti anni ho lavorato professionalmente come grafica in diversi ambiti culturali, spesso associando al lavoro digitale quello materico. Ho portato dentro il rigore del lavoro grafico la variabile creativa del disegno, del collage o di altri elementi. Sono da sempre attratta dall’accostamento e dall’interazione di elementi che appartengono a mondi espressivi diversi.

IDENTITA’ DOVE VAI, serie 2017, elaborazione digitale fotografia Otto Pfenninger, stampa inchiostro su cotone


L’avvicinamento all’arte tessile è stato graduale. Ho una passione per i tessuti da moltissimi anni, dapprima li compravo e basta, poi ho iniziato a creare oggetti che mi permettessero di usare lane, sete, cotoni, broccati ecc. e negli ultimi anni sono stata stregata dalla forza e dalla poesia del ricamo.

ANEMONI DI TERRA, 2020, lana

Ecco che da osservatrice meticolosa e collezionista dilettante, solo negli ultimi tre/quattro anni ho avviato un lavoro di approfondimento sulle tecniche tessili: seminari e formazione specifica sui diversi approcci. In particolare per me è stato molto significativo un simposio in Inghilterra (Gawthorpe Textiles Collection Hall, Burnley, UK), che mi ha aperto l’universo del dialogo tra spazi espositivi e interventi di arte tessili.

Io: Quali sono le riflessioni alla base della tua ricerca artistica?


MB: In primo luogo per me è sempre stato molto importante l’esplorazione delle tecniche e delle tradizioni. Per gran parte della mia vita ho avuto la possibilità di viaggiare molti mesi all’anno sopratutto in Estremo Oriente e Sud Est Asiatico, ma anche Europa e Sud America. Ovunque andassi, il confronto con le espressioni artistiche legate al ricamo o ai tessuti, era sempre fonte di ispirazione. Ci ho messo molto a diventare un’artista tessile nella pratica, e mi sento davvero all’inizio del mio percorso artistico, consapevole però di esserlo stata da tanti anni nello spirito.
Per cui, da una parte, sicuramente il dialogo con il passato e con la memoria sono stati un passaggio necessario per la mia crescita.

Collage, serie 2016, stampa inchiostro su cotone


A questo percorso ho sempre affiancato una passione per il naturale, anzi direi per l’assoluto naturale: sono almeno venti anni che continuo a documentare, fotografando, le manifestazioni stupefacenti della natura. Dalla sabbia alle montagne, dai muschi alle sequoie, passando per funghi, fiori, conchiglie tutto è per me uno stimolo per la ricerca.
Memoria e natura: credo di poter sintetizzare in questo modo la base della mia ricerca artistica.

SWIMMERS, 2021, libro tessile, stampa inchiostro su cotone

Io: La natura dunque è tra le maggiori fonti di ispirazione delle tue opere ma diventa in alcuni lavori – ad esempio nella serie di RILIEVI VEGETALI – anche medium, materiale, contenuto. Una risorsa dalla quale attingi a piene mani nell’ambito della tua ricerca…


MB: Si, è corretto. Ci sono, in alcuni frangenti, dei veri e propri incontri con, appunto, delle manifestazioni della perfezione della natura che mi spingono, non solo ad usare la natura, una foglia, un ramo, ma ad intervenire sulla natura stessa. Una foglia diviene l’oggetto del mio intervento, e il soggetto stesso della mia ricerca.
I rilievi vegetali sono un esempio paradigmatico di questa mia, chiamiamola, ossessione. La mia casa è piena di reperti naturali che raccolgo camminando nei boschi, lungo i fiumi, lungo le spiagge… Possono essere, come detto, pietre, alghe essiccate, pezzi di legno… Su di loro proietto una visione, immagino dialoghi, seconde vite, nuove profondità, continui slittamenti semantici.

SWIMMERS, 2021, libro tessile, stampa inchiostro su cotone

Io: Lo scorso anno hai realizzato un progetto site specific nel Museo della Valle Verzasca, allestendo opere in ogni sala espositiva in dialogo con lo spazio e con i reperti…

PRIMAVERA, 2019, intervento site specific Museo della Valle Verzasca, Ticino, seta e perline


MB: Ho sempre osservato incantata le espressioni dell’artigianato tessile delle regioni che visitavo. Ricordo vividamente l’impressione suscitata in me da alcuni manufatti antichi della tradizione del costume sardo per esempio.

Come ho già detto sono agli inizi del mio lavoro di artista tessile, e vivo in Ticino, un Cantone che non incoraggia certo giovani artisti a crescere nel proprio percorso. Questo per dire che ho presto realizzato che se volevo farmi notare dovevo inventarmi qualcosa di nuovo e di forte. Partecipare al simposio in Inghilterra sull’interazione tra realtà museale e arte tessile mi ha dato lo spunto giusto. Ho scritto un progetto e l’ho sottoposto alla direttrice del Museo Etnografico della Valle Verzasca, (uno degli 11 sul territorio cantonale), una giovane etnologa originaria proprio della regione. Il progetto prevedeva che io potessi intervenire, con un dialogo serrato, con gli oggetti e gli ambienti della collezione etnologica del museo.

FOGLIE IN BOZZOLO, 2020, intervento site specific Museo della Valle Verzasca, Ticino, foglie secche e organza di seta


È stato un lavoro lungo quasi un anno e mezzo: un lento avvicinarsi vicendevole. Gli oggetti e gli ambienti hanno lentamente iniziato a dialogare con i miei sogni, i miei progetti, le mie realizzazioni. È stata un’esperienza esaltante per me: ogni stanza ha dato vita ad un intervento distinto, per tecnica, materiali, linguaggi e poetica. Arte tessile, fotografia, ricamo, installazione, grafica d’arte e intervento sugli oggetti in un percorso espositivo unitario.

FOGLIE IN BOZZOLO, 2020, intervento site specific Museo della Valle Verzasca, Ticino, foglie secche e organza di seta

Io: Come dicevi, la memoria è l’altro tema ricorrente nei tuoi lavori. Il medium tessile ha anche una cifra evocativa rispetto alla stratificazione delle esperienze, delle storie, degli eventi – in una parola della memoria, appunto? E che ruolo ha l’arte nella sua rielaborazione, conservazione e trasmissione?


MB: Come già espresso ho davvero una passione per i costumi tradizionali di tutti i popoli del mondo, ritengo che vi sia un’eccellenza qualitativa e una creatività pura e funzionale, mai ostentata, piuttosto difficile da immaginare oggigiorno. In questo senso attingo quanto più possibile a questo materiale che di fatto è una grandiosa fonte di ispirazione. Ma so anche bene che questo patrimonio è considerato, a ragione, artistico; però nasce in gran parte come artigianato. Una distinzione che di questi tempi ritengo importante. Con il gesto artistico io ambisco ad attraversare un oggetto costruendo un ponte tra passato e presente adottando tecniche espressive che, certo, possono essere anche frutto di una rielaborazione della tradizione, quello che cerco è un dialogo.

SENZA TITOLO, rivisitazione forbice per maschiatura bestiame, Museo della Valle Verzasca, Ticino

L’arte, per me, in questo contesto, vale a dire una mostra site specific in un museo etnografico, rappresenta davvero lo strumento per ridare vita ad una serie di relazioni: tra gli oggetti del passato, tra le generazioni del passato, con il presente. Questo legame che si crea agisce in modo fortemente evocativo. Così facendo, l’obiettivo mio, è quello di avviare una riflessione sulle identità, in modo non esclusivo, anzi, direi inclusivo, comprensivo. Quando rielaboro un oggetto o lo faccio riecheggiare in una stanza attraverso un certo tipo di intervento, di fatto utilizzo tecniche o linguaggi che provengono da altre regioni, da altri paesi. La conservazione in questo modo si apre al dialogo con il mondo.

RESTRICTION, 2021, sasso e lana

Io: Tra i lavori dell’ultimo periodo ci sono le opere selezionate per Miniartextil e per la Biennale di Arte Tessile Scythia


MB: Siiiii ne sono incredibilmente felice!! Ho seguito per anni con entusiasmo e tanta ammirazione le precedenti edizioni di Miniartextil, parteciparvi come artista in questo 2021 è un grande onore (sperando di poter finalmente inaugurare!) e mi ha dato la spinta per continuare con altri concorsi internazionali. Sono mamma da pochi mesi e il tempo è davvero poco, quindi seppur la mia indole sia di realizzare opere in dialogo con spazi e contesti reali, confrontarmi con opere singole è stato proprio interessante e stimolante.

SOCIAL DISTANCING, 2020, cuscino di lana, cotone e lana

Chi è Manuela Bieri

Manuela Bieri, nata a Lugano nel 1977, è giornalista radiofonica, grafica e artista tessile. Nella sua arte confluiscono tutte le sue passioni e curiosità.

Nel suo curriculum espositivo; (2020) Dialoghi appesi a un filo, mostra personale, Museo etnografico della Valle Verzasca; (2018) Cuscini Scomodi, Spazio 1929, Lugano; (2017) Chiodi vestiti, Spazio 1929, Lugano; (2017) Artificio, Mostra collettiva per designer svizzeri, Lugano. Progetto di arte tessile; (2016) Tre, Spazio 1929, Lugano; (2014) 9a Biennale dell’immagine di Chiasso, Trasformazioni del paesaggio, curatrice dell’intervento su Otto Pfenninger; (2012) Scenografie cortometraggio animato, Anima Biriki (B.Ferrazzini, I. Turba) http://www.animabiriki.com; (2007) Mostra personale “Sono solo sedie” in Atelier, Lugano.

COSA SI NASCONDE TRA LE PIEGHE DEL CUORE, serie ‘Cuscini scomodi per non dimenticare’, 2018, lana con ricamo di lana

Contatti

http://www.manuelabieri-projects.ch